L' EX ALLIEVO
ANNO 51° - CREMONA - 09 NOVEMBRE 2014 - NUMERO UNICO

Associazione "LAZZARO CHIAPPARI" - Ex Allievi Orfanotrofio e Manini - 1924 -ONLUS

Dove e come eravamo....dal 1558 ad oggi

I LUOGHI ( Orfanotrofio Femminile – Maschile)
A esplicita e concreta testimonianza dei quasi 500 anni di vita dell'azione concretizzatasi poi nell'istituzione che in un recente passato era identificata come Orfanotrofio – Istituti Educativi ed ora Comunità Barbieri, ci sono anche i luoghi ove la meritoria azione è stata svolta. Quale fosse l'impegno e la determinazione della Comunità Cremonese nei confronti dei propri figli più sfortunati sono dimostrati dalla messa a disposizione nei secoli di solide soluzioni logistiche, alcune delle quali sopravvissute fino ai tempi nostri. Queste tracciano anche quanto avvenuto sul piano educativo ed economico. L'avvio dell'attività è stato merito del contributo prevalentemente religioso ma poi nei secoli è subentrata progressivamente l'azione "laica", con la fede spesso quale tramite per contributi caritatevoli. A fronte di questi ultimi l'istituzione ha potuto godere, direttamente o indirettamente, di patrimoni che ne hanno consentito la sopravvivenza. L'istituzione ha avuto la sua unificazione fra "Femminile" e "Maschile" solamente in tempi recenti ma gli embrioni distinti delle due sezioni presentavano identiche prerogative. Fino all'unificazione abitativa (1923), sono quindi identificabili luoghi separati per le due realtà.

Ex Chiesa S. Vitale 1.ma Sede Orfanotrofi

Dalla terza decade del 1500 le prime ancora incerte azioni d'intervento hanno avuto come cornice per il Femminile un immobile dell'ospedale fatto costruire da Filippo Tinti in l'allora contrada Rospalia, oggi via Ala Ponzone. L'azione operativa era sostenuta dalle monache della congregazione S. Orsola. Nello stesso periodo il Maschile, sorretto dalla Confraternita parrocchiale della Misericordia, era ospitato in una casa nelle vicinanze della chiesa di S. Nazzaro nell'ambito del complesso denominato abbazia di Ognissanti (attuale via Bernardino Gatti). Con l'arrivo a Cremona dei Padri Somaschi, a seguito specifica "supplica" posta all'ordine da parte della curia cremonese, la nel frattempo costituita Confraternita degli Orfani fu riorganizzata in linea al modello che i padri diffusero in più città del nord d'Italia. Il nuovo contesto favorì la concessione alla sezione maschile dell'uso della chiesa parrocchiale di S. Vitale e S. Geraldo (e relative pertinenze). Tale atto, sostenuto dalla curia cremonese e in particolare da don Ottone e dal Vescovo Sfondrati (il futuro Papa Gregorio XVI), fu disposto tramite una "bolla" del Papa V del 1561. La funzione di culto del complesso, di cui un lato si affaccia in piazza S. Angelo, ebbe termine nel 1808; le antiche strutture dopo vari utilizzi sono state di recente felicemente recuperate , restituendole a una funzione socio-culturale. La presenza degli Asburgo in Lombardia nel XVIII secolo diede l'impulso ad una generale riorganizzazione del "governo" delle attività religiose, decisiva anche per il passaggio a una conduzione prevalentemente laica degli Orfanotrofi; conseguentemente, anche i luoghi ospitanti le strutture hanno subito questo influsso. Le "Orsoline", appellativo ereditato dalle orfane sostenute dalla Congregazione omonima, hanno ottenuto nel 1785 una migliore sistemazione logistica nel dismesso convento delle Benedettine posto nell'attuale via Palestro (a partire dalla chiesa di S. Vincenzo fino al viale Trento e Trieste). Qui le vecchie mura, dopo diverse destinazione quale ultima quelle di caserma (Paolini), hanno lasciato lo spazio ai complessi scolastici realizzati dalla fine degli anni 1950. Anche per il Maschile la riforma asburgica produsse un efficace miglioramento degli ambienti di ospitalità con la messa a disposizione, dal 1786, di parte del complesso ex convento Benedettino sito all'inizio dell’attuale via Cadolini, denominata peraltro per un certo periodo: via Orfanotrofio. Dall'epoca napoleonica gli orfanotrofi furono amministrati, come diverse altre opere pie cittadine, dalla Congregazione di Carità; a seguito di una loro riorganizzazione nel 1880 fu creato, seppure sempre sotto l'egida della stessa, un organismo distinto denominato "Istituto Educativo Cremonese", includente patrimoni e intenti sia delle due sezioni degli orfanotrofi che del "Collegio di carità", quest'ultimo in seguito chiamato "Istituto di carità Manini", quale tributo al fondatore che aveva dotato la città di questa specifica organizzazione tesa alla "cura e redenzione" dei "discoli e derelitti". L' evoluzione della società subisce un'accelerazione dall'avvento del XX secolo, caratterizzato da profondi mutamenti di usi, costumi e modelli educativi. Per i "luoghi" di accoglienza delle comunità degli orfani si prospettano migliori standard qualitativi con il trasferimento delle due sezioni dell'orfanotrofio nel Palazzo Vida; la dislocazione per il Maschile è del 1912, con accesso alla struttura da via XX Settembre e posto separato rispetto a quello Femminile che, dall'insediamento del 1915, fu da via Gerolamo da Cremona. Pochi anni dopo, con il trasferimento delle sezioni dell'orfanotrofio, il palazzo assumerà il compito che ancora oggi svolge di sede d'istituti scolastici (dal 1923 per l'Istituto Beltrami). L'unione dei "luoghi" per le sezioni dell'orfanotrofio si consolida nel 1923 (per i patrimoni bisognerà attendere il 1966) a seguito del congiunto trasferimento delle due sezioni nel nuovo palazzo che da Largo Paolo Sarpi si estende in via Antica Tintoria. L'edificio fu appositamente realizzato dalla Congregazione della Carità in una liberata porzione del vasto complesso immobiliare donato quasi un secolo prima dalla famiglia cremonese Bolzesi al canonico Ferdinando Manini al fine di ricavarne la sede della (omonima) pia istituzione . Trattasi dell'edificio che attualmente ospita l'Archivio di Stato. Dopo il rifacimento anche dell'edificio prospiciente via Felice Geromini avvenuto nel 1958 e con il contestuale successivo trasferimento della sezione femminile in una ala dello stesso, la struttura di Largo P. Sarpi, modificata ed aggiornata, rimase a disposizione solo della numerosa sezione maschile fino al 1974. Per gli ex Allievi dell'Orfanotrofio questo "luogo" è semplicemente "èl cûléec"; spazio e tempo, cioè parte importante del proprio vissuto. In più occasioni l'Ex Allievo ha ripercorso, attraverso flash significativi, quella che ha costituito per gli ospiti il loro periodo adolescenziale. L'evoluzione della società negli anni dal 1960 ha fatto emergere nuove esigenze sociali che sono state frutto di dibattito ed analisi promossi a Cremona anche dall'ECA, al fine dell'individuazione delle risposte opportune. Rientra in questa ottica il trasferimento degli ospiti assistiti dall'orfanotrofio nel complesso edile di via XI Febbraio 58, avvenuto nel 1974. La nuova sistemazione è stata ottenuta all'interno della importante donazione patrimoniale (a favore dell'Orfanotrofio) della famiglia cremonese Barbieri in memoria del figlio Attilio, perito negli ultimi giorni di guerra.

Via Geromini, antico ingresso Orfanotrofio

Il trasferimento da via Felice Geromini ha sancito anche un radicale rinnovamento della forma di assistenza prestata, mirata sempre ai minori ma non più necessariamente orfani. La denominazione dell'istituzione diventa, significativamente, "Centro Sociale Barbieri". Dalla convivenza ad alto grado di coabitazione (refettori, dormitori) si passa progressivamente a contesti più ristretti (gruppi famiglia). Gli spazi comuni rimangono ai fini della socializzazione (cortili, palestra), resi peraltro usufruibili anche per persone esterne. La strada intrapresa ha portato poi alla formazione, dal 1988, di "Comunità alloggio" costituite da nuclei di dimensione quasi familiare, ospitati in appartamenti distribuiti sul territorio ; i primi operanti sono stati ricavati all'interno del "Barbieri". Tuttora sono attive le comunità di via Bissolati 31 e via Aselli 17. La gestione è attualmente posta in capo all'assessorato specifico del comune di Cremona che coordina l'impegnativa azione operativa affidata ad una cooperativa sociale. L'azione disgiunta e specifica di gestione dei patrimoni frutto di lasciti a favore degli orfanotrofi è invece oggi affidata alla Fondazione Città di Cremona che ha incorporato una molteplicità di beni lasciati in eredità ad Enti ed Opere Pie varie cittadine.
Fiorenzo Bassi

Centro Barbieri ( Via XI Febbraio ,dal 1974 nuova sede collegio)

La formazione educativa
Nel corso dei quattro secoli e mezzo del suo agire, l'Orfanotrofio di Cremona ha svolto un'azione assistenziale e formativa ovviamente nel metodo di concetto dei tempi gradualmente percorsi, partendo nel 1558 con l'intervento educativo ad impronta religiosa, ma già con la presenza amministrativa laica, per poi reggersi decisamente con l'adattamento della gestione e di quella formativa, con apparato laico. Dopo la metà del secolo scorso sono introdotte metodologia e regolamenti sempre più aggiornati, peraltro dovendosi predisporre le condizioni abitative da adeguare alle pedagogie correnti, certamente nell'ambito dello sviluppo e adeguamento alla società mutata, ma infine, adottando sempre la continuità morale delle indicazioni già poste nel formare i minori, adottate dai Padri Somaschi alla fondazione dell' Istituto. Ne consegue una richiesta di Personale addetto alla formazione sempre più corrispondente ai canoni della pedagogia aggiornata. La squadra deve divetare gruppo perché sia possibile maggiore attenzione al singolo, così posto in relazione meno anonima con i compagni e l'educatore.

Aula studio via Geromini

Sono quindi introdotti i "gruppi famiglia", si sperimenta l'accasamento dei più piccoli con la parte femminile dell'Orfanotrofio, giungendo infine al trasloco del collegio e il suo insediamento al "Centro Sociale Barbieri" (nuova denominazione dell'Orfanotrofio) di via XI Febbraio, nel 1974. E una volta al Barbieri, è quindi adottata (vedasi legislazione regionale della Lombardia), la forma dell'accogliere nelle Comunità, ove devono risiedere non più di 6 ragazzi, in locali corrispondenti ad appartamento di tipo famigliare, in cui i giovani allievi sono formati a crescere seguiti da figure educative tratte da personale specializzato nella pedagogia. I giovani, peraltro, sono coinvolti nella responsabilità o quantomeno nella conoscenza dei problemi di conduzione e gestione della casa, così come conoscerebbero dai discorsi dei propri genitori. Il cambiamento non solo generazionale che sta avvenendo nella società è di aspetto fortemente radicale e dunque pone esigenze educative più affinate di un tempo, dove l'educatore deve aiutare a costruire nel ragazzo l'accettazione della propria realtà di persona affidata per costruirne un soggetto autonomo e capace di interagire. Nella mia personale esperienza di educatore, scelsi per tempo il metodo per una comunicazione costruttiva e non costrittiva, che certo portò ad un ottimo risultato anche scolastico del mio gruppo, di cui mi venne plauso dalla stessa Enaoli.
Alessandro La Rosa ( maestro educatore anni '60 nell'ultimo Orfanotrofio)

Lo sport in collegio
Va menzionato con il dovuto giusto ricordo, che lo sport è introdotto negli Orfanotrofi di nostra provenienza quale disciplina a corredo della formazione giovanile. Nello spirito del tempo ecco dunque dotare l'interno stesso dell'Istituto delle attrezzature e del luogo (palestra) ove svolgere gli esercizi ginnici, preparatori a concorsi di livello nazionale, assai in voga nella prima parte del secolo e dopo la 1° guerra mondiale. Ma all'interno, per i ragazzi è inevitabile il gioco in quanto tale, quale sfogo naturale dell'età, preferendo sempre più il calcio, che diventa preminente e gradito, al di là delle marce, della corsa ed altri esercizi fisici del corpo. Dal 1923 inoltre, disponendo dell'edificio di via Geromini e il suo retrostante ( ora divenuto l'Archivio di Stato), la dotazione per la ginnastica, l'obbligo degli esercizi e dunque la partecipazione ancora ai raduni ginnici nazionali, peraltro con debita apposita divisa del collegio, è costantemente parte della formazione educativa del giovane accolto nell’Istituzione. Il proseguo giunge sino al periodo bellico del '40-45, sino al quale è comunque prevalsa la voglia, il desiderio e la propensione al gioco del calcio. I giovani orfani si evidenziano anche in incontri al di fuori di campionati ufficiali, e tuttavia non sfuggono a segnalazioni che fanno osservare da parte della U.S. Cremonese taluni nostri talenti. La ricerca delle possibilità di gioco giunge al trovare i campi di periferia adatti alla bisogna, e magari ottenendone l'uso anche grazie ad un sigaro procurato dai ragazzi al custode.Tuttavia era il cortile dell'istituto il testimone delle infinite partite, magari con il pallone fatto di pezze, e con un Direttore, Oscar Termenini, a volte compartecipe del gioco. Finché giunge una S. Lucia gradita, che porta maglie ed equipaggiamento da vera squadra del pallone, e che vedrà la inventata ORMAS (Orfan. Masch.) scendere in lizza nel campionato ufficiale di Lega Giovanile di Cremona. Esperienza che però sarà frenata dall'Istituto per gli impegni che si dovevano assumere nel proseguo del torneo quali trasferte in Provincia ecc. Cosa che determinerà la disponibilità di 'cartellini' federali per una intera squadra, che resisi disponibili, saranno assunti da Martino Bassi, consigliere dell'Associazione ex Allievi, e da lì sarà da lui fondata la nuova squadra, denominata Marini in ricordo di un Reggente dell'Orfanotrofio, per la quale, concomitante le dimissioni dal collegio di tre quarti dei componenti, partecipò al torneo di Lega del 1950-51, vincendolo senza mai perdere una partita! L’amico Stefano Balistrocchi, ex allievo giocatore appunto della Marini, venne notato e passò poi alla Soresinese in categoria superiore, finendo per essere visionato nientemeno che dall'Inter stessa.

la squadra di calcio Ormas- (Orfan. Maschile) 1949 (preludio della Marini)

La squadra dell'Orfanotrofio si distinguerà poi in molti campionati del CSI anni cinquanta, e il socio Ernesto Orlandi, tramite il Coni, riuscirà a far partecipare l'Orfanotrofio, quale gruppo autonomo, ai Giochi della Gioventù, .riservato ai soli istituti scolastici.
dai ricordi del
Vice Presidente Gianni Delfanti
PS: valga però non dimenticare che se lo sport fu introdotto nella crescita formativa dei giovani in Orfanotrofio, la disciplina riguardò naturalmente anche la sezione del Femminile, attraverso l'esercizio ginnico, ma qui ingentilito nelle forme in quanto destinato anche a coreografie di gruppo, per finire alla pallamano e alla pallavolo.

La musica
Anche per la Musica, gli Orfanotrofi ebbero sempre nel loro regolamento formativo del giovane orfano, un alto riguardo del suo insegnamento, perché ritenuta aspetto educativo di primo piano nella crescita dei ragazzi ospiti. Lunga per tempo ed applicazione è la storia della Banda Musicale dell’Istituto, assai nota in città e fiore all'occhiello dell'immagine del collegio. E quale istituzione cittadina, nell'immediato dopo guerra del '45, venne affidata al maestro Aurelio Mascetti, musicista, compositore e direttore di alta professionalità, anche umana. La Banda era chiamata a 'servizi' nell'ambito della vita cittadina, non esistendo altro corpo bandistico municipale. Erano dunque le occasioni del 25 aprile, 1° maggio, 4 Novembre, a richiedere la sua presenza, unitamente alle uscite domenicali per 'allietare la cittadinanza'.

1950

Ma eccola anche servire per distrarre i più piccoli, oggetti di un prelievo generale di sangue, marciando e suonando nel cortile di via Geromini. O ancora, a suonare mentre il Vescovo Cazzani benedice il Po per la grave alluvione del 1951, e quindi al funerale dello stesso prelato l'anno dopo, ove nell'occasione il Maestro Mascetti ci impegnò per 3 giorni di seguito, onde imparare la marcia funebre di Chopin. Di seguito ebbe a solennizzare con le sue marce l'ingresso del nuovo Vescovo Bolognini, presso S.Agata Ma vi era il risvolto della tenuta degli strumenti, che dovevano sempre essere lustri e luccicanti, tale che l'Economo Orsini, distribuiva il relativo grasso in proporzione alla dimensione dello strumento, per lucidare a dovere gli ottoni, ognuno lavorando di gomito. Manutenzione, assicurata anche dal mitico riparatore Toninelli, che ti riceveva e ti riconsegnava lo strumento, aggiungendo immancabilmente una sua frase, quale: 'ora salta a cavallo e sconfiggi il nemico' (tradotto: un personale invito a studiare sempre). Personaggi, tempi, costumi, tali da far richiedere la nostra Banda nelle località dove villeggiavamo, divenendo occasione di attrazione, in costante affettuosa accoglienza, che regalava vicinanza a noi ragazzi.
ex Allievo e socio Pierluigi Ruggeri( già prima cornetta e capobanda Orfanotrofio )

1960