L' EX ALLIEVO
ANNO 43° - CREMONA - 12 NOVEMBRE 2006 - NUMERO UNICO

Associazione "LAZZARO CHIAPPARI" - Ex Allievi Orfanotrofio e Manini - 1924 -ONLUS

LA FINE DI UN'EPOCA

(articolo di fondo) Con il 31 dicembre prossimo cessano definitivamente le funzioni e dunque gli istituti ancora operanti nella forma degli ex orfanotrofi o similari.
Fatto che potrebbe essere solo dettame burocratico per chi come da noi, già nel corso degli anni '80, si è dotato degli strumenti sostitutivi degli antichi istituti, trasformandone la continuità in Comunità per Minori , creandone di nuove, e introducendo quindi il servizio dell'Affido familiare, su cui basa fortemente la pedagogia corrente.
Talune regioni del Sud non sono del tutto pronte al definitivo abbandono, ma da verifiche recenti anch'esse hanno assunto l'impegno d'esserlo a breve, per cui, com' è lasciato intendere a livello ministeriale, non vi saranno prolungate deroghe.
Tutto ciò a definitiva osservanza e adozione del dettame pedagogico e di legge che pone al centro del sostegno del minore il suo diritto alla crescita e formazione, possibilmente consentitogli in seno alla famiglia o in ambiente similare.
Importante conquista sociale, i cui effetti si sono appunto tradotti nel metodo delle Comunità e Affido, giunto a diffondersi su tutto il territorio nazionale, ponendo fine alla funzione degli istituti di antica memoria, certamente superati come impiego, cui andava provveduto ancor prima.
E tuttavia, con essi si è sostenuta una funzionalità d'intervento al minore, divenuta certamente superata, ma che ha svolto un'attività indispensabile e vitale nel sostegno al bisogno, durata oltre quattro secoli e mezzo.
La dismissione chiude definitivamente un'epoca, a cui va però riconosciuta tutta l'importanza che le compete, per quanto di positivo ha rappresentato nel campo dei minori, come avvenuto a Cremona, nel cui Orfanotrofio, chi scrive ebbe modo di crescere e con lui parecchi dei suoi amici ex allievi.
E sempre chi scrive, è stato convinto sostenitore dell'azione di stimolo e di critica rivolta all'Istituto dall'associazione dei suoi ex allievi, al fine di migliorarne le condizioni se appena possibile. Però difendendone l'operato, perché ritenuto essenziale per il servizio reso, pur nel modo possibile com'è stato nel corso del lungo e necessario esistere. Opinabile, come no, nel contenuto pedagogico, di fronte al giudizio dell'oggi, cui non deve però sfuggire quanto le istituzioni in dismissione siano stati strumento salvavita e salva famiglie di non poca efficacia.
In essi, la formazione dei giovani rispecchiava il metodo previsto per l'educazione di gruppo, riflettente costumi, mentalità e tendenze assistenziali che l'epoca produceva. Un vissuto che in ogni tempo non è stato certo facile da subire nell'età giovanile della crescita, lontano dalla famiglia e dal suo calore, e con regole di comportamento da rispettare e basta. E tuttavia un percorso che ha consentito a suo modo un solido apprendimento della vita, favorito dallo stesso discutibile metodo del collegio, ove tuttavia la frequentazione quotidiana del contesto di vita cittadina, quali la scuola pubblica, il lavoro esterno, lo sport fatto in casa e fuori, le vacanze estive, i divertimenti pubblici, e lo studio della musica per la presenza della Banda d'Istituto, hanno consolidato. Condizione invero più limitata per le ragazze della parte femminile.
Ciò che mancava per tutti era il contatto famigliare, concesso a domicilio nelle festività maggiori, e in Istituto ogni due domeniche. Figlio del tempo, e di ogni tempo trascorso nei quattro secoli e mezzo della sua funzione, il permanere negli istituti laici a conduzione pubblica, come gli ex orfanotrofi, non ha impedito il formarsi di personalità singole che in massima parte hanno poi realizzato una propria vicenda umana di tutto rispetto.
Ciò senza ombra di nostalgia o rimpianto al riguardo delle istituzioni in questione, decisamente oramai fuori tempo, cui però dare atto di merito per il principio civico che le ispirò e le seppe mantenere vive, anche grazie alla generosità che la loro opera produsse in molti donatori, i quali crearono dotazioni patrimoniali ancora preziose ai giorni nostri.
Un evento sociale concluso dunque, ma di cui trattenere esempio e memoria, nel bene e nel male del suo snodarsi, testimone certo di una convivenza necessaria all'uomo e al suo esistere.
Arnaldo Scazzoli