L' EX ALLIEVO
ANNO 42° - CREMONA - 6 NOVEMBRE 2005 - NUMERO UNICO

Associazione "LAZZARO CHIAPPARI" - Ex Allievi Orfanotrofio e Manini - 1924 -ONLUS

ADELINA RE' SI E' SPENTA

Adelina Rè, ex allieva dell'Orfanotrofio Femminile, promotrice della rinascita del gruppo femminile delle ex allieve, socia fedele e attiva della Lazzaro Chiappari , di cui ha fatto parte del Direttivo dal 1967 ad oggi (38 ininterrotti anni), delegata all'assistenza dell'Associazione (con Gianni Delfanti), punto di riferimento per tanti bisognosi ex allievi e no, si è spenta. E' morta dopo avere lottato con tenacia, resistendo a lungo contro la malattia che inesorabile l'aveva colpita da tempo. Dimessa nel 1948 dall'Orfanotrofio Femminile di via Geromini dopo cinque anni di permanenza, la Rè conseguiva l'abilitazione di infermiera professionale e poi quello di Assistente sanitaria in psichiatria, con cui ha svolto il suo servizio nell' Ospedale Psichiatrico della città, divenendo la prima collaboratrice del prof. Taraschi Solerte e dedita alla sua professione, sostenuta da un alto senso della responsabilità dei compiti e dell'aiuto da portare al prossimo in difficoltà, ha svolto la propria azione professionale con una forte impronta di umanità, travasata verso le situazioni di estremo disagio ed emarginazione da lei incontrate. Oltre all'Associazione degli ex allievi, la sua disponibilità si è estesa a vari organismi quali la S.Vincenzo locale, al Tribunale dei Diritti dell'Ammalato di cui è stata tra i fondatori, e quindi consigliere dell'Associazione malattia d'Alzheimer, sostenitrice e riferimento per i Famigliari Ammalati Psichici, e consigliere del Comitato Tecnico del Dipartimento di Salute Mentale. Un volontariato svolto a tutto campo e senza dubbi di convinzione. Persona dal rigore morale certo, è stata sensibile alla convivenza umana, portando nel suo modo d'essere una certa severità e nessun sconto per i perditempo e l'inettitudine, così come è stata paziente e premurosa verso il bisogno, e disponibile ad alleviare le necessità del disagio. Amica che ha condiviso nel più puro spirito fraterno gli ideali dell'Associazione ex Allievi, cui teneva molto, e che le deve molto, per quanto di suo ha dato all'incremento dello sviluppo qualitativo del gruppo ex allievi, così contribuendo all'inserimento e consolidamento della Lazzaro Chiappari nel contesto sociale cremonese, di cui è stata tra i maggiori artefici. Trentenne, nel 1965 si era rimboccata le maniche nell'intento di ridare vita al gruppo delle ex allieve, per proseguire l'attività interrotta dell'associazione femminile "Maria Zoncada", fondata nel 1927 dalla mitica Erneste Sajani, e proseguita sotto Vittoria Gavini Dolfini. Iniziativa che con il coadiuvo della socia Benemerita Argia Vigliotti, approdava al successo proprio grazie alla determinazione ed il carisma della personalità di Adelina, cosicché il gruppo delle ex allieve risorgeva per fondersi nell'anno seguente (1966) nella Lazzaro Chiappari maschile, nella quale la Rè entrava nel 1967 come consigliere e delegata del gruppo femminile. Ruolo svolto sino alla sua morte. Lungo un quarantennio Adelina è stata il riferimento certo e convincente per molti ex allievi, e tra i protagonisti dell'affermazione di contenuto della Lazzaro Chiappari, nell'ambito della cui attività ha saputo trasfondere in modo concreto i valori fondanti, da lei seguiti per naturale disposizione. In questo largo trascorso associativo della sua vita, a lei, in coppia con il Vice Presidente Gianni Delfanti, era stato affidato il compito di coordinare e seguire l'assistenza erogata dall'Associazione, nell'ambito del cui impegno molti sono stati gli aspetti di maggior delicatezza cui si è dedicata con il suo genuino impegno e la sua predisposizione. Un aiuto peraltro prestato sovente con il protrarne l'impegno anche sul piano più personale., come a volte accade a chi degli ex allievi viene in contatto con situazioni di particolare umanità, tuttavia assai marcato in Adelina nell'agire oltre l'azione del gruppo. Compartecipe del vertice del Sodalizio, è stata una collaboratrice preziosa per i realizzi che l'Associazione ha prodotto a tutt'oggi. Una dedizione che sino alla fine ha espresso prestandosi ancora per atti d'intervento, nonostante la malattia avesse già prodotto le sue dolorose conseguenze. Malattia fatta di un percorso di sofferenza affrontato con la dignità che il suo forte carattere le ha consentito, consapevole e preparata in virtù delle sue convinzioni morali e spirituali all'evento che la natura le stava riservando. E se un lamento naturale le veniva per il dolore fisico, questi era comunque accompagnato dal rammarico del non poter continuare il suo agire. Adelina lascia di sé un alto esempio della capacità di comprendere e interpretare la convivenza, e un ammaestramento di vita improntata alla trasparenza della sua azione, alla determinazione del suo agire in costanza di convincimenti e ideali di sana e pratica solidarietà, per lei assai chiari per tempo. Disincantata e pragmatica verso il futile, verso la fumosità di fatto e di proposte, e verso i piccoli di spirito e di sostanza, ed aliena da voli pindarici senza costrutto, Adelina era altresì pronta e disinteressata a darsi con la capacità dell'essenziale occorrente, per portare reale aiuto. Ora ci è sfuggita là dove, per sua ammissione, si era preparata ad andare nella coscienza della sua condizione, dando anche così un insegnamento di forza morale e di consapevolezza delle realtà di quella meravigliosa avventura che è la vita e di ciò che la compone, e che lei ha saputo onorare. Onorando sé stessa, e chi ebbe la fortuna di averla amica ed esserle accanto.