LE COMUNITA' ALLOGGIO
LE " COMUNITA' ALLOGGIO PER MINORI "
Nel frattempo si afferma meglio la tutela del minore attraverso una concezione pedagogica tesa a fornire l’aiuto pubblico mediante l’impiego di metodi e strutture le più simili al modello della famiglia, che nel corso degli anni 1980 sono individuate nella forma delle Comunità Alloggio per Minori. Per delega dello Stato, è dunque la Regione ad essere competente in fatto di legislazione della materia, ed a fissare i parametri di funzionamento delle Comunità, nel rispetto dei quali sono dati dei contributi agli enti che le adottano. E la Regione decreta una regolamentazione che con i concetti del principio adottato mirante a porre il giovane in una condizione di migliore crescita adeguata ai tempi, fissa anche parametri e organizzazione di metodo da adottare nell'attuazione delle Comunità, partendo dalla loro composizione numerica che non deve superare le sei unità di ragazzi, allogati in strutture quali appartamenti, in cui svolgere una quotidianità la più simile a quella familiare, e ove è introdotta una forma di coinvolgimento dei giovani alla gestione della “casa”, coadiuvati dall'Educatore. L'educazione si avvale appunto dell'apporto di altre figure, quali esperti di psicopedagogia, che sovrintendono, con l'ausilio dei servizi sociali addetti o di riferimento, al procedere della formazione in generale e dei singoli soggetti secondo progetti specifici della persona accolta. Al Barbieri avviene questo tipo di aggiornamento per il quale nel 1988 si trasforma il Centro dando l'avvio alle nuove Comunità, con una prima soluzione presso lo stesso edificio di via XI Febbraio ove ha sede il Barbieri, poi una seconda in via Bissolati, con l'adattamento di due appartamenti di proprietà dell'Ipab, siti in un normale condominio, e infine in medesimi locali di via Aselli. Le Comunità offrono dunque condizioni di crescita in una formazione del minore che affronta in modo più specifico le problematiche dei soggetti, o quantomeno ne sono un più idoneo mezzo di aiuto, a fronte del passato. In esse la permanenza (com'era già iniziato nel Centro Barbieri) non è più di lunga durata. Sovente si tratta di ricoveri reversibili e lo prova l'alternanza dei giovani nelle tre Comunità (declama la Regione - 1988: “la Comunità Alloggio è un modello di prestazioni sostitutivo del nucleo famigliare, costituita a surroga dello stesso, aperta ad una pluralità tipologica di utenti, inserita nel contesto sociale ed ambientale della città”, e quindi:“… è la soluzione residenziale alla quale si ricorre quando sia impraticabile o improponibile l'ambiente familiare di appartenenza o l'affido familiare…”).Anche il Personale educatore è richiesto sulla base di adeguata preparazione. Educatori, che peraltro non sono più alle dipendenze dirette dell'istituzione, perché nel frattempo l'atto educativo è dato in “appalto” a personale esterno di solito rappresentato da “cooperative” del settore sociale, formatesi di seguito ai nuovi indirizzi sulla pedagogia dei minori. Appalti, ottenuti concorrendo ogni quattro anni al loro rinnovo, con un progetto educativo e di costo gestionale.
L'AFFIDO
Ma nel procedere spedito della società contemporanea e del suo produrre condizioni di vita mutevoli, come d'altronde è nelle cose, anche la parte relativa all'intervento del sostegno assistenziale (ove peraltro la parola e dunque il concetto di “assistenza” è abolito dal linguaggio del settore, sostituito da quello di “sicurezza” alla persona, che esprime il giusto intento di assumere decisioni in virtù delle problematiche soggettive ), trova sbocco risolutivo alle necessità del minore con l'adozione su larga scala dell'intervento tramite l'Affido Familiare, cioè l'accoglienza temporanea di minori presso famiglie private disponibili al compito. Aspetto sociale di rilevante introduzione nel campo sociale, sia per la sua particolarità di metodo quale appunto il collocare in una vera famiglia chi ne abbisogna, e sia per il coinvolgimento della società esterna alle istituzioni preposte.' Una forma, quella dell'Affido, che ha prodotto risultati importanti nel servizio di sostegno ai minori, nel quale tuttavia permane un fascia di casi per i quali ricorrere ancora all'impiego delle Comunità, in quanto non altrimenti risolvibili. Quelli cioè che l’accoglienza famigliare determina dando preferenza all’età infantile a fronte dell’adolescenza, ove la personalità si è già formata nel bene e nel male. Così come si deve provvedere ai soggetti portatori di caratteristiche personali non facilmente affrontabili, o alle situazioni in cui tenere uniti fratelli e sorelle. Senza omettere anche i casi non andati a buon fine nell’Affido, ed altro. Tuttora quindi le Comunità ricoprono una funzione di complemento al bisogno, ridefinita dall’équipe comunale di Cremona, che presiede al servizio dell’accoglienza pubblica dei minori, al momento della riunificazione delle Comunità del Comune con le Barbieri, in gestione unica all’Ipab (1999), nei seguenti termini:“ non luogo di permanenza prolungato, fenomeno che all'inizio della loro adozione si verificava ripetutamente, quasi fossero una sorta di rinnovati orfanotrofi,invece concepite a per una permanenza temporanea, legata a progetti ben definiti secondo i casi specifici, con l'obiettivo di rimettere in equilibrio le famiglie..”(psicologo Massimo Ramazzotti- da Vita Cattolica aprile 1999), e quindi “Vogliamo che le Comunità siano considerate uno dei tanti servizi che l'ente pubblico riesce a fornire ai ragazzi, verso i quali e verso le cui famiglie, bisogna poter offrire più di una opportunità, dunque la soluzione più adatta quale traguardo importante” (pedagogista Roberta Barilli- Vita Cattolica 1999). Un ruolo ancora primario dunque, rivolto alla sicurezza della persona, con una funzione di sussidio e completamento alle altre forme di intervento del settore. Quale versione odierna dell'attività svolta dagli antichi Orfanotrofi, la Comunità è l'anello ultimo del percorso fatto in soccorso del bisogno di tanti giovani, peraltro gestito sempre dalla medesima istituzione, esecutore nei secoli del proprio inalterato mandato, ancora dunque svolto nell'odierno, sotto ègida patrimonio-gestionale dell'ex Ipab “Istituti Educativi Cremonesi- già Orfanotrofi”, a sua volta incorporata infine con sostanze e finalità dal 1° gennaio 2004 nella nuova Fondazione “Città di Cremona”, divenuta successore patrimoniale della cessata “II.PP.A.B. Riunite Città di Cremona“ (ex Eca). Il Comune di Cremona, ideatore e pilota dell'intera operazione, ha avallato la nascita della Fondazione quale strumento patrimoniale del servizio assistenziale della città, sulla scorta dei beni già posseduti per lasciti e donazioni delle ex Ipab Riunite (Istituti Educativi, Istituto Elemosiniere e Fondazione Stradiotti) e dall'Ospizio Soldi, dando delega del servizio alla persona in generale e quindi di quello ai minori, alla nuova Azienda Speciale Comunale “Cremona Solidale” dal 1°gennaio 2004. Alla nuova Azienda è quindi demandato il compito di svolgere i servizi di sicurezza alla persona (geriatria, minori, famiglie ecc.), ed alla Fondazione quello della gestione dei patrimoni un tempo delle distinte Ipab , compreso gli Educativi, in essa fuse.
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Lazzaro Chiappari
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