GLI ANNI 1960
All'inizio degli anni '60 i ragazzi ospitati in istituto superano ancora le 120 unità. Ma è l'ultimo periodo di un elevato numero di ospiti, poiché la crescita economica nazionale comincia a produrre i suoi effetti positivi, dando facoltà alla famiglia superstite di ricorrere sempre meno all'aiuto pubblico per i propri figli. La morte del padre non è più causa determinante per il ricorso all'orfanotrofio nel ricovero del giovane, potendo ora la donna assai meglio trovare impiego e mantenere con sé il proprio figlio.
maschi nel 1958 Agli Educatori è richiesta un'adeguata formazione culturale ed una predisposizione alla mansione da svolgere nel rispetto dei precetti che il regolamento stesso prevede per la cura o “custodia”dei ragazzi, della cui professionalità risponde sempre il Direttore cui è dato compito di aggiornamento del Personale. Ad ogni Educatore è affidata una squadra di non più di 20 allievi, e negli anni 1960 è introdotta la figura del “Giovane Educatore”, che è personale non di ruolo, in possesso di diploma di scuola secondaria (preferibilmente Magistrale), in una funzione di coadiuvo educativo. Il Vescovo dispone sempre di una “piazza” gratuita per l'immissione di un giovane, a sua disposizione quale eredità della Curia, in forza del testamento di monsignor Ferdinando Manini. La retta dei ragazzi è a carico dell'ente che ne richiede l'immissione (Comune, Enaoli), o delle stesse famiglie, in base ad oggettive possibilità.
femmine nel 1958 Anche nell'abbigliamento inizia il progressivo abbandono delle divise, che nel 1960 vede cessare l'uso del famoso mantello, sostituito da un normale cappotto. La divisa muta in abito civile, ovviamente di stoffa, foggia e colore identici per tutti, ma senza più segni distintivi di appartenenza (IE), e comunque indossata oramai solo per le festività e quando l'istituto si presenta nel suo insieme. Per lo studio è data maggiore facilità di accesso alle scuole secondarie superiori, e per contro, diminuisce il numero dei ragazzi che lavorano, proprio perché maggiormente indirizzati al conseguimento degli studi che la società richiede e l'Istituto favorisce.
Per lo svago interno del maschile che ospita in quegli anni 120 allievi, è acquisito lo spazio della ex legnaia sull'angolo con via Ugolani Dati, di cui è stato abbattuto il muro divisorio per unirlo al cortile grande del collegio. Anche la televisione è ora oggetto di maggior fruizione. Per la squadra dei più grandi, la domenica pomeriggio offre ancora la partita allo stadio, ospiti della Cremonese. Anche lo sport attivo è perseguito, e vede impegnati i maschi, oltre alle consuete partite di calcio interne, in tornei oratoriali di livello organizzato (squadre di sette elementi).
femmine nel 1966 L'Associazione degli ex Allievi è promotrice delle iniziative organizzate dello sport a vario titolo, in accordo con la Direzione e l'Ente. Per le ragazze ed i più piccoli, è introdotta la proiezione interna di film e altro. Permane ancora prolungata la durata del ricovero in Istituto, anche se ora il genitore può disporre maggiormente della facoltà di trattenere il figlio a casa (periodo estivo,necessità particolari). Sono gli anni in cui d'estate si va in vacanza a Lusiana (Altipiano di Asiago) e quindi a Passo S.Lugano (Val di Fiemme), e la Banda musicale che ravviva i soggiorni, vive il suo ultimo periodo di vita attiva e proficua, diretta da maestri ex allievi (Valdemi direttore e Rizzi per i tamburi).
maschi nel 1966 E' presente intanto nell'amministrazione Eca, prima quale Reggente per due tornate e quindi come Presidente (1966-1970), l'ex allievo cav.uff. Clemente De Scalzi (peraltro con una breve nomina già nel 1921), durante il cui mandato l'Eca mette allo studio proposte e progetti per il nuovo istituto essendo la sede di via Geromini divenuta decisamente obsoleta. (al 31.12.1968 il patrimonio del Maschile è di 143.025.773 lire, e quello Femminile di 237.859.880). La trasformazione della società e dei suoi costumi crea realtà sociali e quindi patologie famigliari e soggettive, affrontate in passato con l'isolamento, mentre ora si tenta un recupero anche parziale ma tramite strutture aperte alla quotidianità e dunque necessarie di adeguate forme, da realizzare anche nelle istituzioni esistenti, come appunto l'antico istituto dell'Orfanotrofio che provvede per quanto possibile alle nuove esigenze del sostegno pubblico.
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