L'ULTIMO ORFANOTROFIO
Dopo l'Unità d'Italia, la gestione dei luoghi pii o istituzioni benefiche, è riordinata dalla legge generale del settore assistenziale, istitutiva delle IIPPAB (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza), che l'On. Presidente del Consiglio Francesco Crispi fa approvare nel 1890 e che rimarrà applicata sino al 2003. L'Opera Pia Istituti Educativi è dunque costituita dai patrimoni dei due Orfanotrofi, che amministra unitamente all'Istituto Manini. Ma intanto nel 1912 il Maschile, con l'Amministrazione degli “Educativi”, e nel 1915 il Femminile, vengono insediati negli ampi e disponibili locali dell'ex Collegio Vida (con ingresso in via S.Lorenzo per i Maschi e via Gerolamo da Cremona per le Femmine), e dove è collocato anche il Manini. Ragioni di opportunità spingono l'amministrazione al trasferimento dei tre istituti, anche perché nel frattempo è attuato il progetto della costruzione dell'ampio e moderno edificio di Largo Paolo Sarpi (attuale Archivio di Stato), pensato per la nuova destinazione degli Orfanotrofi. L'immobile è già pronto prima della Grande Guerra del 1915-18, le cui vicende però lo porteranno ad essere impiegato quale ospedale. Nel 1917, la gestione degli Educativi e del Manini torna di competenza alla Congregazione di Carità. Finisce la Grande Guerra, con il tributo del sacrifico di diciannove ragazzi dell'Orfanotrofio, immolatisi senza quasi avere assaporato la vita, perché dall'istituto sono passati alle armi.
Ottobre 1925 Ma finalmente nel 1923 le due istituzioni sono insediate in via Geromini, in quella che sarà la sede più consona di ogni altra, e nella quale esse ripartono a nuova vita, con il Manini oramai fuso nel Maschile. Ed è proprio nell'ex contrada Rossa (via Geromini), con la sua pavimentazione in ciottoli intersecata dalle due passatoie di marmo che la percorrono, su cui si affaccia un buon tratto degli edifici adibiti ad Orfanotrofio, vetusti ma recuperati, che è posto l'ingresso all'Istituto per i 43 maschi orfani e le 33 orfane del momento.
Orfanotrofio Saliranno poi di numero, oscillando in una media annua, tra gli uni e gli altri, attorno alle 120 unità. L'Orfanotrofio assume unica identità e funzione. Le distinzioni tra il maschile e femminile si limitano all'aspetto amministrativo-patrimoniale, ancorché far risiedere in parti diverse del fabbricato i due sessi. La città, l'assistenza, il servizio dei minori hanno un punto fermo di riferimento, visibile anche come immagine abitativa, i cui occupanti raccolgono l'affetto e la simpatia della gente. L'insieme è ben voluto. Il comportamento dei ragazzi, le loro divise, la Banda Musicale, sono componenti che avvicinano il cittadino all'istituzione.
Orfanotrofio aula studio Gli “orfani” si fanno conoscere ed apprezzare per la loro laboriosità. Sono oggetto di richiesta dagli stessi datori di lavoro (artigiani, botteghe varie) che ne chiedono l'impiego nelle loro attività. I giovani sono in buona parte avviati al lavoro al termine delle elementari, e a chi possiede buona disposizione allo studio, si consente la frequenza dei tre anni all'avviamento professionale (in seguito anche alle medie unificate per i più bravi) che poi diverranno classi d'obbligo per l'istituto. La paga percepita con il lavoro consente il diritto alla famosa “decima” (un decimo dell'emolumento settimanale), distribuita al sabato sera. Il saldo sarà liquidato all'uscita dall'istituto. All'interno sono attive comunque le scuole di disegno e dell'apprendimento musicale. La Banda Musicale è impiegata in esecuzioni per cerimonie o concerti in pubblico, con cui attrae consenso all'istituzione, di cui diventa parte dell'immagine comune. Molti musicanti, una volta dimessi, faranno parte del corpo bandistico cittadino, ed altri trarranno sostentamento in orchestre che i tempi cominciano a formare sempre più. Il Collegio parteciperà inoltre con successo a diversi “saggi”,ginnici o musicali,in varie città (“Ludi Juvenilis” - anni 1930). Anche per le ragazze la vita interna prevede oltre all'istruzione elementare e degli avviamenti professionali, l'attività lavorativa, da apprendere e da eseguire ancora preferibilmente dentro l'istituzione, ove sono introdotte macchine di maglieria che, con l'insegnamento del ricamo, completano una serie lavorativa che opera su ordinazioni e richieste esterne (nel periodo bellico, dopo il 1940, saranno confezionati indumenti per i soldati). ragazze 1933 Ogni anno è indetto un saggio interno dei lavori migliori, quale gratificazione e stimolo per l'apprendimento delle alunne. Intanto anche l'amministrazione dell'Ente subisce un riordino importante. Essa torna ad essere specifica e mirata alla conduzione degli orfanotrofi, attraverso la Legge del 3 giugno 1937, istitutiva dell'E.C.A., l'Ente Comunale di Assistenza, che avrà il compito, oltre all'assistenza generica (so- stegno mensile ai poveri, ecc.) ,di gestire l'andamento delle due istituzioni, fuse sul piano amministrativo nel 1934, in unico Corpo Morale “Istituti Educativi Cremonesi - già Orfanotrofi”.
1943 gruppo maschile Le vacanze:favorita dalla politica giovanile del tempo che appronta nel paese strutture idonee a sostenere uno sviluppo giovanile più mirato, entra in vigore anche la vacanza estiva, che inizia (1937) con quella elioterapica alle nuovissime Colonie Padane al Po (maschi e femmine), per poi divenire villeggiatura vera e propria con il soggiorno montano a Bienno in Valcamonica , dal 1942 (le femmine) e 1943( i maschi) sino al 1946, salvol'interruzione del 1945. Lo sport:l'attività sportiva è incrementata con la presenza della palestra allestita nell'istituto (lato maschile di via Antica Porta Tintoria), ove però la sola ginnastica non soddisfa quanto il gioco del calcio che permane lo sport più praticato. All'interno dell'istituto i maschi giocano in prevalenza nel grande cortile interno, ove avviene anche l'alzabandiera (sino alla fine della guerra 1945). Le azioni quotidiane (sveglia, refettorio, adunate) sono scandite dal suono della tromba, in seguito rimasto solo per le vacanze, mentre in istituto subentra il campanello elettrico.
L'abbigliamento: si è fatto più vario, ed alle divise per la vita interna si accompagnano quelle per la stagione estiva di tela grigia, e di panno blu con cravattini rossi o blu scuro per la invernale, di velluto blu per le occasioni importanti. Al berretto con visiera (di panno blu) si unisce la “bustina” (tipo militare, di tela grigia come l'abito), sormontati come il colletto dei grigio-neri mantelli, dal fregio metallico della I sovrapposta alla E (Istituti Educativi). Per le ragazze, il mantello è decisamente nero, con fibbia che lo allaccia al collo e un basco per berretto. Fogge di vestiario collegiale usate pressoché inalterate sino all'inizio del 1960. L'educazione:è ancora affidata a Personale non squisitamente professionale e al quale è data la consegna dell'agire secondo le norme del “buon padre di famiglia”. Ma la disciplina, quale regola di un incedere quotidiano improntato a reale necessità, il tempo libero, così come quello dello studio, sono gli elementi che formano il giovane a principi che ne consentiranno un'impostazione mentale e di carattere utile per la riuscita nella vita, come è stato per buona parte degli orfani dell'Istituzione. Lo spirito di rivalsa: presente e acquisito dall'ambiente, sarà piedestallo morale su cui molti giovani percepiranno forte il senso della determinazione del fare e costruire il proprio avvenire, che unito alla doti personali procurerà loro il giusto posto nella società. Figli di quel tempo, si depositerà in loro l'embrione di un patrimonio morale da cui deriveranno coscienza e misura verso i doveri della vita, arricchito di sensibilità e rispetto dell'altrui bisogno, da cui conseguirà anche il ri- trovarsi una volta divenuti ex allievi.
1940 Franco Frittoli La Guerra:Il conflitto mondiale del 1940 non provoca in un primo tempo particolari alterazioni all'andamento dell'Orfanotrofio, sino a quando nel luglio del 1944 tutti i suoi ospiti sono fatti rientrare in famiglia a seguito dei bombardamenti aerei degli Alleati sulla città, effettuati soprattutto nella zona della stazione ferroviaria, obiettivo delle incursioni, nel cui raggio vi è anche l'istituto. Il vero mutamento è nella direzione del collegio, allorché al rientro dalle famiglie avvenuto nell'ottobre 1944 per l'inizio della scuola, il maestro Oscar Termenini è sostituito dal giovanissimo maestro Angelo Chiroli (diciottenne!). ( “… quel mattino -10 luglio 1944-, dopo aver sentito l'allarme aereo che annunciava l'incursione sulla città, ma che in effetti era già in corso, Direttore ed Educatori si adoperarono per farci scendere velocemente negli scantinati.
Le grandi volte e le possenti mura dei sotterranei che non solo reggevano l'edificio ma estendevano il loro percorso ben oltre i confini dell'istituto, in quanto manufatti di secoli precedenti, davano sufficiente garanzia, ma la paura era ugualmente tanta e il terrore dell'ignoto che ci stava sulla testa molto sentito. Ci si stringeva l'un l'altro, dimentichi che quei luoghi ci vedevano svolgere battaglie cruenti quando durante l'inverno si scendeva per rifornire di legna le stufe. Anche le ragazze, lì accanto, erano impaurite e talune piangevano… L'atmosfera di quel momento rimarrà indimenticabile! - racconta Gianni Delfanti”).
Gennaio 1946 interno collegiale La guerra in corso non compromette tuttavia il proseguo della vita dell'istituto, ove amministrazione e direzione mantengono regolare lo svolgersi del servizio e della quotidianità degli allievi, nonostante gli eventi bellici abbiano coinvolto la città con l'occupazione tedesca, le incursioni aeree e le conseguenze della caduta del fascismo. Data la situazione, l'Istituto, o meglio la Direzione, con decisione autonoma, rimanda alle proprie abitazioni i ragazzi - anche se taluno non ne ha ed è collocato dove si può o presso chi l'accoglie. Il Direttore Chiroli segue comunque ognuno nel corso del mese e mezzo di lontananza, interessandosi ed interpellando per conoscerne la condizione o intervenire se nel bisogno. Rientrati, si riesce addirittura a usufruire nuovamente, durante l'estate, della frequenza alle colonie Padane della città, sempre rimaste funzionanti.
1946 femmine in colonia 1947 gruppo maschile in via Geromini L'istituzione svolge nella quasi normalità la sua funzione, superando le inevitabili ristrettezze e difficoltà che il dopoguerra impone a tutti in fatto di alimentazione e servizi, ed ai ragazzi è assicurato un livello di vita accettabile. Ristrettezze che non impediscono il decollo delle consuete attività dell'Istituto, perché appunto quasi mai interrotte. Lavoro, studio, musica, sport, vedranno gli “orfani” e le “orfane” proseguire la loro vita in una condizione ambientale di rifugio sicuro come quella offerta, suo malgrado, dall'Orfanotrofio.

1949 gruppo maschile in vacanza al mare 1949 gruppo femminile in vacanza al mare Dopo la guerra, il “villeggiare” non sarà più interrotto e si avranno le vacanze al mare (Varazze) e poi in montagna (Fontanigorda, S.Colombano, Lusiana, Alta Val di Fiemme), e negli anni recenti, con le Comunità in luoghi la cui scelta tiene conto dei desideri espressi dai ragazzi. Per il Maschile, la Banda Musicale, date le difficoltà che incontrano negli anni seguenti la guerra altre soluzioni cittadine, è il primo e più richiesto corpo bandistico municipale. La squadra di calcio, che già aveva dato prova di capacità nei tornei del settore giovani dell'anteguerra, è iscritta nel campionato di Lega giovanile (1949) come ogni altro club, e sarà poi la linfa per la nascita della “Marini”, parto diretto degli ex allievi. Nel dopoguerra permane l'avvio al lavoro del maggior numero di ragazzi, perché dispongano di una occupazione alle dimissioni dall'istituto. Sono comunque aperte delle possibilità di studio superiore, cui si affacciano i primi diplomati alle scuole tecniche professionali per periti meccanici ed elettrici (Ala Ponzone Cimino). Seguirà anche il liceo.
“L'ATTESA DECIMA “ (da “L'EX ALLIEVO” del 1983- di Arnaldo Scazzoli)
“Ogni sabato sera il cerimoniale si ripeteva. Fatta la doccia, ritirato il “fardello” del ricambio di biancheria settimanale, prima di scendere in refettorio per la cena che al sabato riservava per pietanza il budino, il Capo Commesso distribuiva la “decima”. Era questa una norma contemplata dal regolamento interno, che riconosceva ai ragazzi lavoratori il dieci per cento della paga settimanale, quale loro emolumento di fine settimana (il rimanente era trattenuto e versato in unica soluzione al momento delle dimissioni). Dunque, “quelli di bottega” si appressavano al Commesso per ritirare la sospirata somma, con aria seria, di gente che sta compiendo un atto importante. Ed importante lo era per davvero, dacchè quelli erano gli unici soldi percepibili al di fuori delle magre paghette familiari, delle quali si conosceva bene il sacrificio e la difficoltà famigliare del loro provenire. In quel personale atteggiamento pensoso, c'era la consapevolezza del sacrificio occorrente per ottenere anche quel poco. Ma c'era anche l'orgoglio di bastare a se stessi; molla dell'uomo che sa cos'è la vita ed ormai ha capito cosa gli riserba. “Noi di scuola”, a parte, osservavamo la scena e sentivamo di dentro il rispetto per quei nostri amici che ritenevamo già più adulti di noi. Era una percezione sottile ma nitida: lo studio in corso non era condizione sufficiente a farci sentire parimenti impegnati nella costruzione della vita come gli amici di bottega. Un po' li invidiavamo. Non sapevamo, allora, che, tenuto conto della nostra condizione, quel modo d'essere cresciuti in un contesto di metodo e d'ambiente che offriva l'epoca, ci avrebbe preparati ad affrontare la vita con caparbietà e capacità d'intenti, e col medesimo risultato positivo, sia per “quelli di scuola” che per “quelli di bottega”.
Vita interna del Femminile
Anche per le ragazze, al tradizionale lavoro interno (con il quale ora confezionano tra gli altri, i costumi da bagno per le vacanze proprie e dei maschi), si da inizio a qualche collocazione delle giovani presso artigiani locali.
1946 Gruppo femminile Nella vita interna, il Femminile prevede da sempre la cura delle più anziane verso le più giovani, e l'andamento quotidiano è simile al Maschile, anche se qui lo svago è dedito alla pallavolo, al salto con la corda, alle letture. Interessanti rappresentazioni teatrali sono allestite dalle ragazze, e recitate all'esterno dell'istituto. Il loro vestiario per l'uscita, prevede per l'inverno un abito di mussola color grigio, cui si aggiungerà l'abbellimento di un collo di piqué bianco, mentre nella bella stagione si alternano uno di tela azzurro e uno di cotone rosa.
1948 gruppo femminile Così, sino alla fine degli anni '50 la condizione ospitale in Orfanotrofio continua ad essere riservata a ragazzi orfani, quasi sempre tali per la perdita del padre, in una società che ancora concede scarse possibilità di sostentamento al solo lavoro femminile. Dal 1953 sono presenti nell'organico degli istituti le Suore Dorotee, che una convenzione tra Eca e il loro Ordine ne stabilisce la partecipazione in qualità di Personale incaricato dei servizi di cucina per entrambi gli istituti, e dell'azione educativa per le orfane, svolta assieme agli addetti civili ancora in servizio.

I 400 anni dell'Orfanotrofio

via Geromini dormitorio femminile Sono quindi celebrati nel 1959 da parte dell'Eca i quattro secoli di vita dell'Orfanotrofio, con una manifestazione pubblica di richiamo messa in evidenza dalla stampa. Celebrazione che è stata preceduta l'anno prima dall'inaugurazione del nuovo immobile dell'istituto relativo alla parte che si affaccia sulla via Geromini, interamente rifatta, e nella quale trovano posto l'amministrazione Eca (che trasloca da p.Giovanni XXIII), e la sezione Femminile dell'istituto.





RITORNA
NAVIGAZIONE
SUL WEB
Lazzaro Chiappari
ExAllievi Orfanotrofio
Onlus Cremona