ISTITUTO MANINI
L'ISTITUTO DI CARITA' MANINI
La Cremona del primo '800 non migliora il persistere delle sue difficili condizioni economiche, e quando nel 1837 don Ferdinando Manini corona il suo disegno di erigere una ricovero, denominato inizialmente Casa Archetto, per ospitarvi i ragazzi “discoli” (cioè orfani o meno, comunque per loro natura o trauma d'ambiente ribelli ad educarsi ed al vivere civile e che campano di espedienti), si realizza un importante atto di responsabilità civile, cui hanno dato la possibilità i nobili Gaetano Bolzesi, Podestà di Cremona, e Gaetano Archetti, che ha ceduto l'edificio al convincente sacerdote, Vicario della chiesa di S.Siro e S.Sepolcro (via Aselli, di lato all'attuale palazzo Ipab), sussidiaria della parrocchia di S.Abbondio.
Opera umanitaria che con altre, come la fondazione dell'istituto per ragazze denominato del Buon Pastore (via Borghetto), o l'avere dato inizio all'insediamento in città delle Suore Dorotee e delle Ancelle della Carità (non a caso istituto e clinica sono ubicati nella parrocchia di appartenenza del sacerdote), e infine avere fondato un collegio per fanciulle sole nella parrocchia di Vho (Piadena), gli conferisce il riconoscimento della Chiesa che lo eleva Monsignore, Canonico della Cattedrale, per decisione del Vescovo Geremia Bonomelli, che lo ha definito il prete “noto”.
Trentino di nascita ma poi sacerdote cremonese nel più vero senso della parola, don Manini profonde estremo impegno per la cura del suo “Istituto Maschile di Carità Manini” (Istituto dei Biricchini), per il quale trova sede nella casa donata, sita nell'attuale via Antica Porta Tintoria, con il fianco al vicolo dei Forni che sbuca nella via Geromini. Opera Pia (cui verrano donate lire duecento dall'imperatore austriaco Francesco Giuseppe I, nella sua visita in Cremona) che riceverà il riconoscimento a firma di Vittorio Emanuele II, emesso in Firenze capitale provvisoria del nuovo Regno d'Italia. L'atto porta anche la precisazione che una volta deceduto il Manini, la sua istituzione sarebbe stata inglobata nell'Orfanotrofio Maschile della città.
Il Manini è religioso dai modi pratici e fors'anche spicci, predica a braccia, ed educa con metodi di buon senso pratico. Ma la sua indiscussa umanità è genuina e capace di trascinare altri, coinvolgendone l'impegno nel realizzare nel concreto gli intenti caritatevoli da lui voluti a favore del bisogno.
La morte lo coglie nella chiesetta del Borghetto ( Istituto del Buon Pastore) mentre celebra la Messa del suo cinquantesimo di sacerdozio il 12 novembre 1882.
L'Istituto Manini, sarà prima inglobato amministrativamente dagli Istituti Educativi e poi, lasciata la casa Archetti, i ragazzi ospiti verrano immessi nel 1923 nell'Orfanotrofio di via Geromini (rimarrà a lungo in voga l'appellativo dialettale de: i “Manèen”, nell'indicare i ragazzi dell'Orfanotrofio).
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